Alberi da frutto

Passeggiando lungo i viali che si sviluppano sui rilievi del nostro territorio, noterete tra le numerose piante, i nostri alberi da frutto.

Gli alberi offrono una varietà di frutta che potrete consumare fresca o lavorata e trasformata in gustosissime confetture.

Frutta e prodotti ricavati, possono essere acquistati nel punto vendita all’interno dell’azienda.

Tipologie.

Mele.

La mela è il frutto più destagionalizzato (lo si trova tutto l’anno) e ciò richiede la presenza di impianti che provvedono alla conservazione e ne distribuiscano la disponibilità su di un ampio arco di tempo.

La maturazione naturale varia da fine agosto a metà ottobre.

La disponibilità alla conservazione naturale dei frutti è drasticamente diversa nelle differenti varietà; dati gli elevati contenuti in acidi organici, di norma la conservazione va da uno a quattro mesi.

Nella conservazione industriale sono importanti le condizioni fisiche in cui questa avviene.

Dopo il raccolto, i frutti sono conservati a temperature da 1,0 a 3,5 °C con umidità relativa del 59-68%.

Per conservazioni prolungate si ricorre a conservazioni in celle con atmosfera controllata (più ricca di CO2).

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Susine.

L’albero del pruno ha la tipica forma ad ombrello o ad alberello.

Talvolta nodoso, presenta fiori solitamente bianchi che sorgono già all’inizio della primavera.

I frutti di forma ovale o sferica variano a seconda delle specie, possono giungere sino a 8 cm di grandezza e sono solitamente di sapore dolce, anche se alcune varietà si presentano aspre e necessitano di essere cotte con zucchero per essere commestibili.

Tutte le varietà di frutti di Prunus contengono al loro interno un seme di notevoli dimensioni, che non è commestibile.

Ciliegie.

La ciliegia è il frutto del ciliegio (Prunus avium). La pianta domesticata è stata ottenuta da ripetute ibridazioni della specie botanica.

Il nome cerasa presente in diversi dialetti italiani, così come quello portoghese, francese, spagnolo, rumeno e inglese, deriva dal greco κέρασος (kérasos) e da qui al nome della città di Cerasunte (o meglio Giresun), nel Ponto (l’attuale Turchia) da cui, secondo Plinio il Vecchio, furono importati a Roma nel 72 a.C. da Lucio Licinio Lucullo i primi alberi di ciliegie.

Il frutto può nascere da due diverse specie botaniche. Da una parte il ciliegio dolce (cosiddetto Prunus avium), che produce le ciliegie che siamo abituati a consumare come frutta fresca. Dall’altra il ciliegio acido (Prunus cerasus) che produce amarene, visciole o marasche, genericamente definite come ciliegie acide.

In questo articolo si descrive la ciliegia propriamente detta, frutto del prunus avium.

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Gelso.

Il gelso (Morus L.) è un genere di piante della famiglia delle Moracee originario dell’Asia, ma anche diffuso, allo stato naturale, in Africa e in Nord America. Comprende alberi o arbusti di taglia media.

Le foglie sono caduche, alterne, di forma ovale o a base cordata con margine dentato. Le principali specie conosciute e rinvenibili in Italia e in Europa sono il Gelso bianco (Morus alba) e il Gelso nero (Morus nigra).

Il gelso fu scoperto da Marco Polo nel 1271 in Cina, dove egli si era recato per conoscere l’Oriente per stabilire rapporti amichevoli con il Gran Khan.

Pere.

Col termine pera si intende il frutto (in realtà si tratta di un pomo, un falso frutto) delle piante del genere Pyrus a cui appartengono molte specie differenti.

Alcune delle specie producono frutti eduli e vengono perciò coltivate, quella più diffusa è la specie Pyrus communis.

La pera è ricca di zuccheri semplici, specialmente fruttosio. La prevalenza di potassio la rende adatta ad una dieta iposodica (cioè una dieta priva di sodio).

La produzione avviene da fine luglio e si conserva anche 3-4 mesi in regime di freddo. La pera risulta pertanto disponibile per gran parte dell’anno e si consuma al naturale o cotta in sciroppo di zucchero.

Nell’industria alimentare viene utilizzata prevalentemente per la produzione di succhi e sciroppati.

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Pesca.

Il pesco è un albero di medio-piccola dimensione, con corteccia leggermente scabra di colore marrone, i giovani getti sono di colore verde, spesso sfumato di rosso.

Le foglie sono lanceolate appuntite, alterne, i fiori ermafroditi sono portati in zona apicale sui rami giovani, ma non sui polloni di sviluppo.

Molte parti della pianta, come corteccia radici, foglie e semi, contengono piccole quantità di sostanze da cui derivano cianuri, tossici, anche se per il modesto contenuto tali sostanze sono state usate tradizionalmente (soprattutto le foglie) per aromatizzare i liquori, per il loro sapore gradevolmente amaro.

La pianta ha la tendenza alla stabilizzazione apicale, cioè nella potatura deve essere rispettata la presenza di un apice dominante.

Amarene.

È un albero o arbusto alto dai 2 agli 8 metri con chioma piramidale e foglie dalla lamina di 5-8 cm e picciolo più piccolo rispetto al ciliegio.

È una tipica latifoglia nobile dei nostri boschi, avendo legno pregiato, frutti commestibili, anche negli esemplari selvatici, e ottima messa a dimora del seme.

Il tronco è eretto e con corteccia liscia caratterizzata da striature orizzontali. Fiorisce poco prima del Pesco, solitamente in zone collinari o pianeggianti ciò si verifica intorno al mese di marzo, mentre in zone montane avviene più tardi, verso aprile.

I fiori sono del diametro di 2-3 cm con petali bianchi, in piccole ombrelle di 2-4 elementi su peduncoli di 3-4 cm. I frutti sono retti da un peduncolo corto e sottile e hanno forma sferica di 10-15 mm.

Sono di colore rosso vivo che scurisce con la maturazione. La buccia è sottile e racchiude una polpa molto succosa di sapore acido-amarognolo che si addolcisce a maturazione avanzata.

Al centro del frutto vi è un nòcciolo di forma sferica e di colore chiaro che racchiude una mandorla dal sapore amarognolo.

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Le cure.

Cura, concimazioni e potature:

Particolare attenzione viene riservata agli alberi da frutto, per mantenere sani e fruttiferi albicocchi, peschi, susini, ciliegi, mandorli, kaki, ecc.

Effettuiamo la potatura in due volte: una ‘a verde’ in tarda estate dopo la fruttificazione, per togliere i polloni inutili e ripulire la chioma dai rami rotti, malformati o malposizionati, e un’altra ‘a legno’ più consistente e importante, per abbassare i rami, per tagliare quelli che riteniamo superflui, per consentire al sole e all’aria di circolare anche nell’interno.

La concimazione avviene arricchendo il terreno con dello stallatico maturo.

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